Miro Sassolini

«Difficile collocare Miro Sassolini in un preciso contesto artistico perché le sue origini sono altrove e ovunque» (Pier Vittorio Tondelli). Cantante, musicista, artista figurativo e scenografo, «icona della new wave italiana» secondo Federico Guglielmi o, come scrisse Ernesto de Pascale, «semplicemente un creativo».

Nato a Figline Valdarno nell’aprile del 1963, a 14 anni è già allievo di Lorenzo Bonechi, alla cui grande amicizia legherà la formazione nelle arti plastiche. Giovanissimo, Miro gioca e si confronta con la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva: partecipa così a varie collettive di pittura e scultura.

Gli anni Ottanta e i Diaframma

Il 1983 è l’anno del cambio di rotta: nel 1982 Sassolini aveva conosciuto Federico Fiumani e nel 1984 sarebbe diventato   cantante e frontman dei Diaframma, leggendaria band dark-wave italiana. Nasce l’I.R.A. di Alberto Pirelli: le band fiorentine  Diaframma e Litfiba inventano una nuova forma di linguaggio musicale riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale  come «la nuova musica italiana cantata in italiano». Per gran parte degli anni ‘80 Miro si dedica completamente alla musica. Lascia i  Diaframma nel novembre del 1989 dopo aver inciso tre album considerati pietre miliari della musica rock: Siberia 1984, Tre  volte lacrime 1986, Boxe 1988.

Gli anni Novanta e il progetto Van Der Bosch

Gli anni ‘90 sono gli anni della sperimentazione. Miro ristruttura le proprie conoscenze artistiche e si mette in discussione: è un periodo di esplorazione e nomadismo. Collabora come scenografo, cantante e musicista con il Teatro-Museo Pecci di Prato dal 1994 al 1996; è redattore del Giornale dei poeti di Roma e responsabile della rivista presso la Fiera del libro di Torino dal 1996 al 1999; realizza scenografie per importanti spettacoli teatrali fra il 1990 e il 2000; collabora con gruppi musicali.

Dal punto di vista della produzione artistica, i Novanta sono anni di silenzio e riflessione dopo i clamori del decennio precedente, anni di ricerca concettuale e spirituale che sfociano, dopo il «non posso» soffertissimo a una proposta di Alberto Pirelli, nel progetto Van der Bosch (1991-1996), un lungo e faticosissimo processo multimediale che introduce un nuovo modo di concepire la musica: Abel de la rue & co. è un collage di brani musicali filtrati attraverso tutte le forme artistiche sperimentate da Sassolini negli anni.

Alcuni dei brani realizzati nella prima fase del progetto Van der Bosch insieme a Fabio Provazza, Leandro Braccini e Raffaello Ferrini verranno inclusi nel disco Sassolini sul fondo del fiume (Le cose da fare, Poche storie). La seconda fase del progetto Van der Bosch vede Sassolini impegnato con Gianni Salaorni e Sandro Raimondi nella realizzazione del progetto Abel de la rue (Iguana, Rafrail, Pack, Albe incerte, Abel de la Rue, Le cose da fare). L’esperienza Van der Bosch termina con queste ultime faticosissime registrazioni e il materiale è a tutt’oggi inedito.

Il nuovo millennio: la musica e le arti figurative

Nel 2002 escono i dischi Live al Big Club, testimonianza dell’ultimo concerto con i Diaframma, e Sassolini sul fondo del fiume, una raccolta di brani inediti (fra cui due scritti da Miro) che include esperienze coi Diaframma e con Van der Bosch. Verso la fine del millennio è l’archeologia industriale l’intuizione, il collante, che determina il ritorno alle arti figurative. Dapprima attraverso la fotografia (sono svariati i siti archeologici-industriali che Sassolini visita e fotografa in 3 anni) e in seguito passando dalle scenografie create per alcuni importanti spettacoli teatrali alle particolarissime vetrine commerciali realizzate a Firenze, Roma e Milano: Miro ridefinisce il modo di concepire la propria arte e realizza una nuova e fondamentale fase creativa. «Ripresa l’arte, il suo stile si riconosce partecipe alla storia delle arti figurative ed al fumetto d’autore (vere folgorazioni giovanili dell’artista), mentre la plasticità delle sue opere nasce dall’amore per le contaminazioni architettoniche» (Giovanni Rubino).

Dal 2000 a oggi Miro Sassolini ha esposto a Palermo, Lecce, Roma, Milano, Nizza, Arezzo; inoltre, nell’ambito dell’evento «Le città ideali di Arnolfo da Cambio», ha realizzato una personale e una collettiva selezionata a Castelfranco in Valdarno. Nella primavera del 2003 Sassolini ha esposto al Palazzo Orsini di Licenza un progetto che «segue itinerari spesso ardui ma imprevedibili nel loro dipanarsi tra architetture e territori diversissimi», come scrive Giovanni Rubino, curatore della mostra insieme ad Alessandro Fusto.

Nel giugno 2004 il progetto di rivalutazione del Complesso Monumentale dell’Annunziata di Tivoli, voluto da Giovanni Rubino in sinergia con le Amministrazioni locali e la Regione Lazio, si inaugura con la personale di Miro Sassolini Caro Hugo ti vorrei dire…., dedicata dall’autore a Hugo Pratt. L’inverno successivo (2005) il curatore Giovanni Rubino vuole ancora a Tivoli le opere dell’artista, stavolta all’interno della collettiva selezionatissima Marginalia in cui, oltre a Miro Sassolini, espongono Giuseppe Bertolini Berg, Bianca Gervasio, Marco Laurenti, Vito Livio Squeo, Barbara Wsniewska. È infine del 2007 la personale La Marea Distante. Scritti di Miro Sassolini, organizzata presso il Covo Art Café di Cagliari da Maurizio Rocca con la presentazione di Carles Marco e ripetuta a Roma nel febbraio 2009 dall’Associazione culturale Toni Distonici presso l’INIT di Roma in occasione della raccolta fondi per la distonia focale. Del 2007 sono anche la collaborazione con (P)neumatica & Charme de Caroline e la partecipazione al Festival di musica internazionale MadeInS-Festival Musicale in Sardegna (Sardinian Festival di Macomer 2007) col progetto Burro Brown Ensamble in collaborazione con Valentino Murru.

Nel 2008 esce l’EP con i (P)neumatica Le cose cambiano.

Tornare su sé, tornare al canto

L’incontro con Monica Matticoli, “esploratrice” del linguaggio in versi e per musica, segna il ritorno definitivo di Miro Sassolini al canto. Nel 2011 nasce una collaborazione grazie alla quale Sassolini sperimenta un uso della voce intesa come strumento con cui plasmare la parola trasformandola in musica: in tal modo, l’artista fonde gli insegnamenti giovanili del maestro Demetrio Stratos con l’esperienza maturata nel campo delle arti figurative. Significativa è l’amichevole partecipazione di Miro Sassolini insieme ad Andrea Chimenti e a Marcello Michelotti al concerto, da cui scaturirà un disco live, dei Diaframma al Viper Club di Firenze il 9 aprile 2011: Miro esegue una versione minimale di Siberia e di Amsterdam con escursioni vocali che lasciano intravedere il futuro. È del 23 ottobre 2011 al Vox Club di Nonantola la prima uscita ufficiale di Miro Sassolini con Monica Matticoli:  Rumore bianco è un’esperienza sperimentale e multimediale che annuncia l’attuale dimensione di ricerca dell’artista, rientrato sulle scene musicali con la maturità di chi ha nuovamente «qualcosa da dire».

Ad aprile 2012 è uscito per la casa discografica Black Fading Records di Cristiano Santini il disco Da qui a domani, prima tappa di una collaborazione Sassolini-Matticoli-Santini (progetto S.M.S.) segnata dalla contaminazione, dalla sperimentazione e dalla multimedialità (distribuzione Audioglobe).

«Non c’è frattura fra il Miro degli anni Ottanta e quello di oggi, quello che “torna al canto” (…). C’è un’unica traiettoria, un’unica storia di vita. La frattura fra ieri e oggi c’è (…) solo per chi osserva da fuori, per chi pretende di raccontare senza curarsi di ricostruire. Per me c’è un tempo solo, fatto di scelte e ricerca, plasmato dal desiderio di “tornare su me” biograficamente e artisticamente. L’incontro con Monica Matticoli prima, e con Cristiano Santini poi, mi permette oggi di consegnare al mondo una possibile testimonianza di quella traiettoria.

 Il canto è per me uno spazio interiore con una storia d’amore dentro. Col tempo anche l’amore si trasforma in un’interminabile convivenza. Monica col suo entusiasmo, con la pazienza di chi sa vedere attraverso per andare, e condurre, oltre, inventò per me il bellissimo progetto «Da qui a domani». Questo suo dono mi restituì definitivamente a me stesso e al canto. Nel frattempo, mi sono innamorato nuovamente, perdutamente, di quello spazio, di quell’amore.».

Dall’intervista di Stefano Solventi a Miro Sassolini, SentireAscoltare Magazine, n.87, gennaio 2012

Miro Sassolini 50_30_Artwork

Il 2013 è iniziato per Miro Sassolini con un cameo nel disco vdb23/nulla è andato perso di Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi e sta proseguendo col lavoro ad un nuovo album in cui sperimenterà ed esprimerà a tutto tondo le molteplici potenzialità dello strumento-voce.

Al momento, sta portando in scena lo spettacolo Miro Sassolini 50/30: dalla new wave a domani con la partecipazione straordinaria di Mauro Sabbione.

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